23 May 2019

Ritratto di admin
Posted by admin on November 24, 2017

CODICE: 

RDG010

SINONIMO: 

Sindrome di Minkowski-Chauffard

ETA' DI ESORDIO: 

Qualsiasi età

INCIDENZA: 

1-5 / 10 000

TRASMISSIONE : 

Autosomica dominante o Autosomica recessiva

MEDICO CERTIFICATORE: 

MENNA G. MENNA F.

S.C. : 

Ematologia Oncologica

 

RIASSUNTO

La sferocitosi ereditaria è un'anemia emolitica, secondaria a anomalie delle proteine della membrana cellulare degli eritrociti. La prevalenza è circa 1/15.000 nella popolazione bianca del Nord Europa. La sintomatologia clinica è spesso più grave nel primo anno di vita. Circa il 65% dei pazienti viene diagnosticato durante il periodo neonatale. L'ittero è il primo segno clinico osservato nei neonati e si associa a grave anemia nei primi giorni di vita. La splenomegalia è una caratteristica comune. L'età d'esordio e la gravità sono estremamente variabili. La maggior parte dei pazienti (60-70%) presenta una modesta anemia, che è dovuta alla incapacità di compensare in maniera completa l'iperemolisi. In assenza di ittero, splenomegalia e complicazioni, la malattia non viene diagnosticata. Nella maggior parte dei casi, la trasmissione è autosomica dominante. Nel 25-35% dei casi non sono presenti anomalie ematologiche nei genitori. In questi soggetti la malattia è causata da mutazioni de novo o dalla trasmissione autosomica recessiva di una mutazione nel gene dell'alfa-spectrina (in casi di trasmissione recessiva, è spesso stato osservato un particolare allele mutato nel gene dell'alfa-spectrina). L'identificazione di deficit parziali delle proteine di membrana ha permesso di classificare a livello biochimico la sferocitosi ereditaria e di selezionare parecchi geni candidati: alfa-spectrina (SPTA1), beta-spectrina (SPTB), anchirina (ANK1), band 3 (EPB3). Sono state identificate numerose mutazioni in questi geni, che causano la perdita di alcune proteine di membrana dei globuli rossi. Questi deficit determinano una riduzione della superficie di membrana (che si estrinseca con la formazione di sferociti), che peggiora nel passaggio attraverso i seni venosi della milza e si accompagna a disidratazione cellulare. La diagnosi di sferocitosi ereditaria resta problematica e dipende da diversi elementi di supporto: presenza di sferociti sullo striscio ematico, aumento dell'autoemolisi dopo incubazione, aumento della fragilità osmotica e sequestro preferenziale degli eritrociti nella milza. Al momento, il metodo più affidabile per la diagnosi è lo studio del mantenimento della superficie di membrana, in funzione dell'osmolarità del mezzo mediante ektacitometria. Nei neonati, il trattamento della sferocitosi ereditaria consiste nella gestione dell'ittero (fototerapia e addirittura trasfusioni di sangue), al fine di prevenire l'encefalopatia iperbilirubinemica, in analogia con il tipo di gestione utilizzato per tutte le altre forme di anemia emolitica. La persistenza di una grave anemia raccomanda trasfusioni di emazie. Nel primo anno di vita, la terapia con eritropoietina può limitare il numero delle trasfusioni. La sferocitosi ereditaria è l'unica anemia emolitica congenita a beneficiare realmente della splenectomia. La splenectomia è indicata a partire dai 7-8 anni di vita. L'approccio, recentemente proposto, della splenectomia subtotale consente di preservare la funzione immunologica della milza.